E la chiamano estate: Il viaggio musicale di Summertime arriva su Netflix
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E la chiamano estate: Il viaggio musicale di Summertime arriva su Netflix

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Premi play e iniziano le note malinconiche di Estate di Bruno Martino, canzone bruscamente interrotta – prima della sua fine – dall’energia di R U Feeling It di Blues Saraceno. È così che comincia Summertime, la nuova serie Netflix resa disponibile sulla famosa piattaforma di streaming dal 29 aprile. Già i primi minuti, quindi, sono emblematici di tutto il progetto e possono riassumerlo: l’enorme importanza data alla musica e il dualismo con cui è presentata. Da una parte la nostalgia dei vecchi suoni italiani e dall’altra il ritmo dinamico più attuale… ma andiamo con ordine.

Il motivetto ricorrente è proprio il primo che si sente, quel grigio “Odio l’estate”, perché la protagonista effettivamente non sopporta questa stagione; lei però è nata durante le vacanze estive e si chiama Summer perché i genitori hanno sempre amato Summertime, uno dei brani jazz più popolari che è stato reinterpretato da tantissimi artisti tra cui Janis Joplin. La loro passione per la musica (che li ha spinti a chiamare la secondogenita Blu per l’album Kind of Blue di Miles Davis) è però il problema da cui parte la storia. Alla madre piace cantare ma è rimasta a casa per occuparsi della famiglia, il padre è invece un trombettista che parte a giugno per poi tornare a settembre perché impegnato con le tournée [tra gli altri, suona con Raphael Gualazzi che fa una breve apparizione nella serie (come anche i Coma Cose)].

Fra la musica che circonda Summer c’è anche quindi qualche melodia inedita, pure grazie all’amico che fa il meccanico ma ha una vena da DJ. Tutti gli altri brani che sentiamo durante le scene fanno parte di una selezione accurata e sincera che presenta a volte la riproduzione dell’iPod della ragazza, altre gli ascolti radiofonici delle varie location e altre volte ancora è semplicemente musica di sottofondo per noi spettatori, anche se questi confini sembrano appositamente sfumati.

L’attuale mood indie-pop è al centro di tutto ed è soprattutto questo a rendere Summertime un prodotto fresco e moderno (nonostante sembra che sia liberamente tratto dall’ormai vintage Tre metri sopra il cielo) ma che non dimentica la tradizione. Così nella colonna sonora possiamo trovare Franco 126, gli Psicologi, Germanò, Colombre, Achille Lauro ma anche Mina, Jimmy Fontana e tanti altri artisti con canzoni, anche meno conosciute, che si prestano perfettamente alla soundtrack di una serie.

Ed è proprio agli storici pezzi mai dimenticati che fanno riferimento i titoli degli episodi (prendendo in prestito un paio di parole da quei versi immortali): ci sono infatti quelli chiamati Qui abbandonati e Noi che restiamo (da Il cielo in una stanza) e poi ancora Un momento la notte (da Il Mondo) o Don’t you cry (proprio da Summertime) ma si inizia e si finisce con il primo episodio intitolato Odio l’estate e l’ultimo intitolato Un altro inverno che provengono ovviamente sempre da Estate di Bruno Martino di cui Giorgio Poi interpreta la versione che sentiamo durante la scena conclusiva e i titoli di coda finali. È stato lui infatti a curare magistralmente la musica del progetto e a farci assaporare con le note l’aria leggera che muove i capelli e consola le spalle bruciate.

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