Carrese: Una musica che traspare autenticità
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Carrese: Una musica che traspare autenticità

interviste

Roberta Carrese è tornata sulle scene discografiche con nuova musica. Dopo l’esperienza a The Voice Of Italy, il talent show di Rai 2 che ha visto la sua partecipazione nel team Pelù, la giovane cantautrice ha infatti intrapreso un’altra avventura dando vita al progetto Carrese. Il singolo d’esordio è Smart mentre lo scorso 13 marzo è uscito un nuovissimo brano intitolato Vetro. In attesa del suo nuovo album, abbiamo avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con lei: ci ha raccontato la sua musica e ci ha parlato di quanto sia importante essere trasparenti e sinceri nella stesura delle canzoni.

Partiamo con la prima domanda: cos’è il progetto Carrese? Come è nato?

Carrese nasce quest’anno con il primo singolo, Smart, uscito a gennaio. Carrese è il mio cognome, per me abbandonare il nome è stato come rompere con il passato e far nascere qualcosa di nuovo, una nuova me. Carrese è la sintesi dei miei anni passati a riflettere su quello che io avrei voluto fare con la mia musica, c’è stato un momento in cui ho deciso di andare avanti solo se fossi stata in grado di dire la mia e quindi essere una cantautrice. Non avrei mai voluto andare avanti solo come interprete o cantando cover. Il progetto nasce dopo che ho scritto diverse canzoni e ho trovato una persona che ha investito per produrmele, Marta Venturini. Tutto il progetto da che era nella mia testa è diventato reale con l’uscita di Smart a gennaio e Vetro a marzo. Adesso siamo al lavoro sui prossimi singoli e sono piena di aspettative per le canzoni che voglio pubblicare.

Nel 2015 sei arrivata seconda a The Voice Of Italy, come è stato partecipare a un talent e arrivare sul podio?

Quando ho partecipato a The Voice avevo poco più di vent’anni e non mi aspettavo assolutamente di arrivare seconda. È stata un’esperienza che rifarei dal punto di vista umano perché mi è servita per crescere e capire come vanno le cose nel mondo della musica; non la rifarei per il fatto che non lo affronterei senza avere un progetto, questa cosa mi ha penalizzata perché non ho potuto continuare non avendo il materiale. Se avessi fatto oggi un talent avrei avuto più cose da dire e da far ascoltare. Questa è l’unica cosa di cui mi pento, ma la rifarei perché è stato un ottimo punto di partenza.

Di Sanremo cosa pensi? Hai mai pensato di partecipare?

Ti dico una cosa in anteprima che ancora non sa nessuno: sto lavorando su un pezzo per Sanremo Giovani. La mia idea – insieme a quella della mia etichetta “Rumore di Zona” e della mia produttrice Marta Venturini – è quella di provare (sperando innanzitutto che si possa uscire quanto prima da questa situazione di blocco totale e quindi che si possa fare il festival perché c’è anche il dubbio su come potranno continuare gli eventi culturali e artistici) a partecipare a Sanremo 2021.

Hai definito il tuo nuovo singolo, Vetro, un pezzo di te: quanto c’è di te in ogni cosa che scrivi?

Io dico sempre che c’è un pezzo di me in questa canzone perché, per la prima volta, non l’ho dedicata a nessuno ma ho raccontato con molta delicatezza alcune mie fragilità, alcuni lati del mio carattere. Credo che sia importantissimo non veicolare l’interpretazione della canzone, ma che ognuno di noi possa leggerci un messaggio e possa sentirsi vicino all’artista, ritrovare qualcosa di lui. Fondamentalmente io metto tutta me stessa, ma a volte ispirarsi ad altri artisti fa si che le canzoni che poi scrivo abbiano dei richiami.

Quali sono i tuoi modelli di riferimento?

È una domanda difficilissima perché ho un background enorme. Partiamo dai colossi della musica nazionale come i grandi cantautori della musica italiana cioè da Lucio Dalla, De André, a Luigi Tenco per poi passare agli artisti internazionali, quelli di una certa epoca che mi ha segnata. Invece artisti contemporanei?! Amy Winehouse, più che per la sua voce per la sua storia. C’è una sua frase che mi porto dentro che è “Io non voglio essere famosa, sono una ragazza che canta le canzoni”, ho ammirato in lei la sua umiltà che è una delle doti che ammiro di più nelle persone in ogni campo. Poi Niccolò Fabi, Max Gazzè, Coez, Calcutta… questi sono gli artisti che trovo più interessanti ultimamente.

Come vivi la dimensione del live?

Per me il live è una sensazione di amore e odio. Odio perché prima del live non ci si sente mai all’altezza, si ha paura di sbagliare, si ha quell’ansia – bella ovviamente – che ti fa stremare, che ti fa preoccupare di non ricordarti i testi o gli accordi. Poi sali sul palco e ti rendi conto che dal vivo cambia tutto, una cosa che farei ogni giorno, proprio per questo sto vivendo malissimo questo momento: perché non so quando si potrà fare di nuovo.

Stiamo vivendo un periodo molto difficile in cui il mondo si è fermato, che spazio sta avendo per te la musica in questi giorni?

Sono sincera, le prime due settimane sono stata molto positiva perché non avevo capito probabilmente la gravità della situazione in cui siamo quindi avevo iniziato a lavorare alle nuove canzoni con leggerezza. Invece oggi, dopo più di un mese chiusi dentro casa, sono più negativa e sto vivendo con più malinconia questo momento perché mi manca avere contatti con i miei amici, con le persone, fare una passeggiata in un parco: fare le cose semplici che segnano l’artista per stimolarlo nella creazione di un testo. Purtroppo non sto traendo beneficio dal fatto di essere chiusa, anzi, mi sta chiudendo, mi si sta chiudendo la vena creativa, ma anche controvoglia sto portando avanti i lavori da casa.

Ti abbiamo vista anche recitare! Come hai vissuto l’esperienza sul set di Noi e la Giulia?

Quella cosa è stata assolutamente inaspettata. Io mi trovavo sul set per andare a trovare una mia amica carissima, eravamo a Matera. Ho conosciuto Luca Argentero ed Edoardo Leo che era il regista del film. Mi hanno vista, serviva una persona che facesse una specie di comparsa, non penso di aver detto niente nella scena. Quindi sono rimasta lì due settimane con tutti i personaggi del film e riguardandomi mi vedo assolutamente impacciata, ma tutti i miei familiari e amici si sono divertiti a vedermi in questo progetto che è stato completamente inaspettato.

Infine, se dovessi scegliere una parola per descrivere il tuo progetto quale sceglieresti? E perché?

Trasparente, perché l’ho usato tantissimo per Vetro, anche all’interno del pezzo. Trasparente perché credo fortemente di essere una persona incapace di nascondersi dietro a cose che non ritiene vere e spero che questo alle persone arrivi. Cerco sempre di essere autentica, anche questa parola potrebbe andare bene per definirmi, in tutto quello che faccio. Il mio obiettivo è quello di realizzare una musica che possa essere il più vera possibile, di dire esattamente quello che provavo in quel determinato momento.

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