Nava Project: una fusione italo-persiana di musica elettronica
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Nava Project: una fusione italo-persiana di musica elettronica

interviste

Francesco e Marco Fugazza, Elia Pastori e Nava Golchini sono gli artisti che formano il Nava Project, una delle realtà più interessanti del panorama milanese; il loro sound è una fusione tra le influenze persiane di Nava e il background italiano dei suoi musicisti.

Abbiamo fatto quattro chiacchiere con la Golchini per conoscere meglio la musica che presenta insieme al gruppo e la loro prossima avventura discografica che parte con il nuovo singolo Hold.

Partiamo con le presentazioni: che cos’è il Nava Project e chi ne fa parte?

Il Nava Project è un progetto musicale creato da me, Francesco Fugazza, Marco Fugazza, Elia Pastori. Ci siamo conosciuti in un’accademia di musica: durante l’ultimo anno dovevo fare delle canzoni per il mio esame e li ho scelti molto casualmente. Tra i corridoi della scuola eravamo tutti amici, loro mi hanno aiutato e da lì – tra una prova e l’altra – hanno preso il progetto a cuore. Poi si è aggiunto Marco un paio di mesi dopo. Siamo due batterie, Francesco che fa tutti i magheggi con i suoi strumenti strani e io con la voce e il mio pedale.

È da poco uscito il singolo Hold, puoi raccontarcelo meglio?

Con Hold abbiamo mostrato un lato più soft del nostro progetto ma che resta coerente con quello che siamo; abbiamo mostrato di avere quel lato un po’ industrial, un po’ garage. Il testo descrive la sensazione di scombussolamento che provi nel momento in cui tu sei più felice e succede qualcosa che distrugge totalmente questa felicità.

La canzone anticipa l’uscita di un album? O comunque quali sono i progetti futuri?

Allora adesso ti posso spoilerare che il 27 uscirà il nostro prossimo singolo con un visual molto figo di cui siamo molto fieri. Poi ci sarà un’altra uscita un po’ più in là, non so ancora se ci sarà un video oppure no, e poi questa estate sarà pubblicato l’EP.

Invece cosa puoi dirci del lavoro di debutto Body?

Ormai sembra sia passata una vita dall’uscita di Body: è stato il nostro bimbo perché ha permesso che accadessero molte cose assurde come partire in tour, per noi era allucinante. Abbiamo fatto live in Europa super professional e abbiamo girato molto anche l’Italia: tutto questo grazie a Body, non mi aspettavo che ci avrebbe dato tutte queste opportunità. Con quattro canzoni e un EP ci siamo dati da fare tantissimo.

Parlando appunto di live, durante la MMW avete partecipato al Linecheck: com’è stato prendere parte a un festival di portata internazionale?

È stato fighissimo perché abbiamo avuto la possibilità di fare un featuring con i Doomsquad, un gruppo canadese: sono simpaticissimi e bravissimi e, nel giro di un paio d’ore, abbiamo tirato su un pezzo insieme ed è stata un’esperienza totalmente nuova per noi perché non era mai successo di entrare in sala prove con un altro gruppo. Si è creato subito del feeling infatti ancora ci sentiamo ogni tanto. È stato bello perché ci ha regalato questa esperienza pazzesca che non avevamo mai fatto e grazie al Linecheck abbiamo scoperto che quando c’è feeling musicale tutto il resto viene super easy.

Avete mai pensato a un progetto in italiano?

Mi piacerebbe sperimentare anche col mio lato italiano; con l’EP in uscita ho sperimentato tanto con il mio lato persiano. Anche in Body si sente che c’è della Persia: io arrivavo alle prove dicendo “ho portato questa melodia” e i miei musicisti mi rispondevano “questo non c’è nel nostro sistema sonoro, vediamo cosa possiamo fare”. L’EP che uscirà sarà ancora più persiano. Non si sa mai, delle sperimentazioni italo-persiane potrebbero starci, a me piacerebbe molto provare.

Anche il vostro sound è molto particolare, quanto è difficile emergere in un paese come l’Italia abituato a una musica completamente diversa?

Abbiamo trovato la nostra strada, è molto stretta perché – come dici tu – il nostro è un sound non molto “italian accepted” ma alla fine ci sono anche molti curiosi che vengono a sentirci. Abbiamo fatto il MiAmi, abbiamo girato posti diversi in Italia – tra Puglia ed Emilia Romagna – ma abbiamo incontrato sempre tanta gente incuriosita. Secondo me la curiosità c’è, dobbiamo solo trovare le persone giuste e le situazioni giuste. Sono piccole realtà ma  secondo me esistono.

Avete partecipato a numerosi altri festival musicali (tra cui appunto il MiAmi o il Raster), per la prossima estate avete nuovi concerti in programma? Cosa si prova ad esibirsi dal vivo?

Abbiamo un po’ di festival divertenti in programma per la prossima stagione, speriamo aumentino. Per la parte live noi ci divertiamo ogni volta tantissimo anche se siamo perennemente in un mare di cavi, un sacco di pedali: se saltasse la luce saremmo persi per sempre, siamo dipendenti dall’elettricità, ma fa tutto parte dell’esperienza. Non vedo l’ora che diventi tutto wireless per smettere di attaccare milioni di cavi, ma anche adesso ha un suo perché, è il nostro rituale. Ma quando sali sul palco adesso hai anche i visual, viene creato uno show, io preferisco vederlo come spettacolo piuttosto che come concerto e quindi c’è bisogno di concentrazione. Vorrei creare quell’atmosfera che dà l’aspetto di uno spettacolo in cui non devi perdere i dettagli e l’attenzione.

In questo periodo sei stata e sarai giudice del contest organizzato dal Circolo Ohibò Pending Lips insieme a Sem&Stenn. Come ti stai trovando a giudicare nuovi talenti emergenti?

Ogni settimana sono rimasta piacevolmente sorpresa perché magari non mi aspettavo di sentire quello che ho sentito sul palco. Ci sono molti ragazzi bravissimi e molti generi diversi, io me l’aspettavo magari più indie. L’altra volta ho sentito dei gruppi progmetal pazzeschi. Ho iniziato a seguire tutti su Instagram perché veramente mi stanno piacendo tantissimo, sembro super fangirl, ma è proprio bello perché ci sono un sacco di giovani che hanno un sacco di cose da offrire e questa cosa mi è piaciuta tantissimo. Sono stata proprio felice che mi abbiano chiesto di partecipare. Tra i giornalisti e i giudici e altri artisti che sto conoscendo sto vivendo dei weekend perfetti con Pending Lips e poi sono felice perché c’è anche molta gente che viene a vederlo.

Se dovessi riassumere il vostro progetto musicale con una sola parola, quale sceglieresti e perché?

Fusione. Perché è una fusione tra sound diversi tribali, elettronici, tradizionali, tra italiano e persiano, tra noi quattro. Secondo me è una fusione di quattro mood, quattro modi di pensare e di vivere le cose. Una fusione dei nostri background e di quello che siamo.

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