Marianne Mirage: Anima intensa e tanta voglia di emozionare
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Marianne Mirage: Anima intensa e tanta voglia di emozionare

interviste

“Le mie canzoni le sento come se in realtà non le stessi vivendo, come se le avessi solo immaginate, poi apro gli occhi e mi rendo conto che sono reali, ti rimangono dentro, ti attraversano.”

Così Marianne Mirage descrive la sua musica. Oggi esce Sul mio Divano, il secondo singolo estratto dal nuovo album Vite Private; noi l’abbiamo incontrata in occasione del suo concerto a Novara per parlare dell’uscita del disco che sta portando in tour in giro per l’Italia, dei suoi progetti musicali presenti e futuri e di quanto sia importante per lei la musica live.

Partiamo con la prima domanda: chi è Marianne Mirage? Come mai questo nome? Raccontati a chi ancora non ti conosce!

Questo nome è inventato da me perché il mio mi è sempre stato un po’ troppo stretto e ne volevo uno che rappresentasse dei simboli che mi stanno a cuore: mi piace l’idea di avere dei simboli quando salgo sul palco. Marianne è il simbolo della Marianne di Francia, un simbolo di libertà, fraternità, e Mirage rappresenta un qualcosa che non esiste e poi si palesa sul palco. Tutti i grandi artisti che ho sempre ascoltato (come ad esempio Billie Holiday, Edith Piaf, Bob Dylan) hanno nomi inventati quindi mi piaceva l’idea era di averne uno anche io, come i miei grandi miti.

Venerdì scorso è uscito il tuo nuovo singolo, Sul mio divano. Come mai hai scelto proprio questa canzone? Puoi raccontarci meglio di cosa parla?

Questo è il secondo singolo ed è il più carico del disco, anche se in realtà tutto l’album ha due anime: una più riflessiva ed emozionante e una più scatenata, che corrispondono alle anime che sono dentro di me. Sul mio divano rappresenta lo scatenarsi ma su un divano, senza uscire di casa. Penso infatti che a volte la pigrizia non va combattuta, va assecondata, non è un problema se non hai voglia di uscire o di vedere gente e vuoi stare a casa a guardare la televisione, puoi divertirti ugualmente. Ho passato molte delle mie serate a guardare serie tv su Netflix divertendomi parecchio e nel brano parlo di questi momenti. Il video racconta infatti di una serata in cui io sono a casa a guardare la tv e intorno a me si scatena una festa che non volevo, perché io non desideravo andare ad una festa ma volevo restare sul mio divano. Il messaggio del brano è che ti puoi divertire anche stando a casa.

Per il primo singolo che anticipava questo disco, L’amore è finito, hai scelto di avere al tuo fianco nel videoclip Marco Giallini. Com’è nata la vostra collaborazione?

Marco l’ho conosciuto sul set del film The Place (lui era uno degli attori e io ne ho composto la colonna sonora). È un attore formidabile e una persona molto colta anche in ambito musicale, conosce benissimo il rock e la musica in generale. Per me è stato un grande onore lavorare con una pietra miliare del cinema italiano.

Il nuovo disco si chiama Vite Private, nella copertina ci sei tu attraversata dalle ombre di una tapparella semiaperta come se ti stessi mettendo a nudo. Quanto ti è d’aiuto nella vita esprimere te stessa attraverso le canzoni?

Una cosa fondamentale per me è quella di essere autobiografica nelle canzoni: tutte parlano di quello che sento e non è un caso che poi automaticamente qualcuno si rispecchi in ciò che canto, nel sentirmi a volte inappropriata o pensare di essere l’unica a cui la vita va storta. Poi in realtà mi sto rendendo conto che per tante altre persone è così e anzi potersi sfogare nelle canzoni è una sorta di forza.

In Vite Private emerge una grande crescita artistica e una grande maturità. Quanto ritieni di essere diversa dalla Marianne Mirage dei primi brani rispetto a quella che ha scritto questo album?

Innanzitutto, grazie. Mi stupisce perché io non sono consapevole delle mie crescite, per me è uno scoprirmi giorno dopo giorno, mi sembra di essere sempre la solita bambina che è in casa alle prime armi anche se il tempo passa, i palchi passano. Per me è stato un anno di live, di canzoni, e ogni cosa mi ha segnata e fatto crescere. Io non ho mai frequentato nessuna scuola, sono autodidatta, la crescita è stata quella sul palco, misurandomi con il pubblico. Se ho imparato a scrivere meglio le canzoni, o comunque a raccontarmi sempre di più, è stato grazie alla voglia di raggiungere il cuore degli altri e quindi forse il mio obiettivo è proprio quello di poter emozionare sempre di più.

I tuoi nuovi testi evocano immagini di grande effetto come ad esempio le ragnatele in bocca per i baci non ricevuti di cui racconti in Voci senza traccia, da cosa trai ispirazione?

Quella è nata da un’immagine. Stavo bazzicando su Instagram mentre scrivevo la canzone e ad un certo punto vedo il disegno di una ragnatela in bocca… a me piacciono molto i disegni, mio padre è pittore e anche io disegno. In quel momento ho detto “io non mi vergogno a dire che ho bisogno di baci”, si può anche dire, non bisogna per forza nasconderselo. Allora mi è venuta in mente questa immagine da inserire nel testo: mi piace avere immagini nelle canzoni, creano un racconto più nitido, come se lo avessi vissuto, ti aiutano a rappresentare i concetti in modo più chiaro.

Molte delle canzoni di Vite Private parlano di un amore finito quasi che si potrebbe definirlo il tema portante dell’album, è una casualità o è una scelta voluta?

È stato incredibile perché è una cosa che non ho pensato io ma che un fan mi ha fatto notare. Io pensavo “Vite private” come il privato che viene a galla e invece “Vite private” lui l’aveva letto come vite private di un qualcosa, in questo caso dell’amore. È incredibile come i fans certe volte riescano a stupirmi di più di quanto io riesca a stupire me stessa, quindi credo che poi ognuno ci legga qualcosa di diverso. Ad esempio, Phil Morris Blue l’ho scritta per mia nonna che non c’è più, quindi l’amore non è inteso come uomo e donna, ma può anche essere l’amore per un animale, una persona cara, una città che non vedi più.

Di tutte le canzoni di questo disco, tra cui è davvero difficile scegliere quale sia la migliore, quella che forse mi ha colpito di più è Atlante, puoi raccontarcela meglio?

Atlante è uno di quei pezzi che, ancora adesso, quando lo canto, mi viene quasi da piangere. Adieu, Terremoto a Tokyo e Atlante sono le canzoni con le quali mi emoziono di più sul palco, sono davvero molto emotive perché raccontano sensazioni vere. Atlante mi è arrivata come un pugno sullo stomaco da Bianconi (il cantante dei Baustelle) che l’aveva scritta per me e quando l’ho sentita avevo già capito come volevo farla, volevo fosse come un sogno. Le mie canzoni le sento come se in realtà non le stessi vivendo, come se le avessi solo immaginate, poi apro gli occhi e mi rendo conto che sono reali, ti rimangono dentro, ti attraversano. Per me Atlante è così.

Come vivi la dimensione del live?

La vivo come la cosa più importante che esista, sarò esagerata però è così. Invece la dimensione dello studio, dove le canzoni vengono covate, pensate, senza avere mai il feedback delle altre persone, per me è soffocante. Live mi piace dare tutto quello che ho, cambiare le canzoni, poter raccontare ogni cosa che ho nella testa. Quindi suono la tromba, la chitarra, faccio delle cover: ad esempio canto spesso una canzone di Michael Kiwanuka, Home Again, e faccio anche una cover di Billie Holiday. Mi piace nel live dare di più di quello che c’è nel disco.

Quali sono i tuoi progetti futuri? Sarà un 2020 ricco di concerti?

Sì, il tour è appena partito e quindi ci saranno tantissime date che usciranno a mano a mano. Siamo solo a gennaio, ci saranno tanti altri concerti in vista dell’estate e anche nuova musica che uscirà presto.

Noi chiudiamo sempre le interviste con la stessa domanda: se dovessi scegliere una parola per descrivere il tuo ultimo progetto musicale quale sceglieresti? E come mai?

Una volta una persona mi ha detto, senza conoscermi, soltanto guardandomi negli occhi, “sei una persona intensa” e non so come abbia fatto a capirlo ma se devo usare un aggettivo scelgo intenso, perché rappresenta tante cose. Sicuramente l’emozione, perché non ti lascia scampo, ma anche un’energia buona, una  delle good vibes come direbbe Mahmood.

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