The Airport, Sam Riot ci racconta il suo disco: “La musica crea momenti di felicità”
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The Airport, Sam Riot ci racconta il suo disco: “La musica crea momenti di felicità”

interviste

Disponibile dallo scorso dicembre, The Airport è il nuovo album di inediti di Sam Riot. I 9 brani che lo compongono narrano la vita dell’artista: le parole usate, infatti, presentano una figura tangibile, introversa, schietta e trasparente. Durante un’interessante chiacchierata, Sam ci ha parlato di questo e molto altro: dalle sue esperienze musicali all’inizio dell’avventura con la The BlueStone Records. Ecco cosa ci ha raccontato!

Che ne dici di presentarti ai nostri lettori? Chi è Sam Riot?

Ciao a tutti! Sam Riot è l’esternazione totale di quello che sono. Fondamentalmente non sto più cercando un personaggio, sono rimasto io; quindi ogni cosa che mi appartiene è Sam Riot che infatti è l’acronimo di Samuel Mariotti: ho mantenuto più fede a me stesso che al personaggio.

Come hai scoperto questa passione?

Il mio primo disco è stato The Marshall Mathers LP di Eminem perché la cultura hip hop mi ha sempre appassionato: per me è rimasta poi più cultura che moda (che sono due cose diverse perché una se ne va, l’altra rimane e ti fa crescere insegnandoti tante cose). Quindi più che scoprire una passione, è stato tutto come una benedizione sotto un certo aspetto. Quando avevo 14 anni, la seconda moglie di mio padre mi consigliò di usare una valvola di sfogo: così ho iniziato a scrivere e, unendo quest’attività alla passione per la musica, ho creato – dopo diverse “personalità” – Sam Riot.

Quali sono i tuoi ascolti? E da quali artisti prendi ispirazione?

Come ti dicevo prima, Eminem è stato il mio primo ascolto. Mia madre è stata la mia guida musicale: mi ha sempre fatto ascoltare sound anni ’70, ’80, ’90, musica anacronisticamente fuori dal contesto che vivevo io all’epoca. Non ero circondato quindi solo dal rap ma ascoltavo e prendevo ispirazione dagli artisti di una volta: Anastacia, i Depeche Mode, i Kiss ma anche Spandau Ballet, Scorpions, Guns N’ Roses ora alternati magari all’indie di adesso (Carl Brave, Gazzelle, Calcutta, Brunori SAS) fino ad arrivare ai suoni dell’onda del jazz grazie a mio zio. Poi ascolto veramente di tutto a 360 gradi: dal pop/elettro-pop alla musica classica passando per il punk, il metal/new-metal, new age, white noises.

All’interno del tuo nuovo album “The Airport”, alternati ai brani veri e propri, possiamo ascoltare degli intermezzi strumentali. Come mai questa scelta?

L’idea è nata soprattutto da Rebecca (Palazzolo ndr) ché ha voluto creare un concept album: come se fosse una sorta di viaggio più che un disco vero e proprio. Volevamo indirizzare metaforicamente l’ascoltatore verso una partenza, come è stata una partenza quella che ho intrapreso io con la The BlueStone Records conservando comunque il mio background. C’è ancora tanto da fare e molta altra musica nella valigia quindi mettete i bagagli in stiva e preparatevi al gate!

Di cosa parlano invece i testi?

The Airport racchiude dei testi che rappresentano il viaggio: quel momento in cui sei su un treno oppure su un aereo e guardi fuori. L’essenza del disco sta proprio in quella sensazione, nei pensieri che scorrono in quel frangente. In Tell Me Baby c’è l’amore in una forma più aggressiva; Torni A Casa è un pezzo che ho scritto celebrando i bei momenti che si passano con gli amici senza differenze razziali, ciò che conta è il rispetto reciproco, l’importante è stare in buona compagnia. E poi c’è Solo

…Che tra tutti i brani sembra quello più intimista

Quello di Solo infatti è un testo veramente profondo. È un brano molto intimo perché ci ho messo tutto quello ho: la sofferenza, i ricordi e qualunque cosa mi faccia male. Per me infatti è una traccia-esorcismo: un modo per tirare fuori tutto quello che ho ed esorcizzarlo in modo da non soffrirne più. Bisogna lasciare uscire quello che sei, in qualunque forma. Io uso la scrittura quindi questo pezzo è stato il modo migliore per combattere i demoni che avevo dentro.

Solo è nato su un beat di 6LACK che si chiama Nonchalant: amo particolarmente questo cantante perché a livello di mood è davvero particolare e forte facendo hip hop in maniera sua. Io infatti non voglio copiare, a me interessa il modo in cui si riescono ad esternare certe cose e io voglio fare lo stesso cioè esprimere quello che ho io in un flow o nell’altro, l’importante è farlo. Quindi Solo è la traccia per eccellenza che potrebbe anche non essere ascoltata da nessuno ma ha un suo perché. Anche la parte musicale è curata da Rebecca ed è pazzesca cioè lei ha fatto un arrangiamento da paura, ha fatto il beat da zero, tutte le chitarre sono suonate live…

E poi c’è la collaborazione con Malita, com’è venuta alla luce?

La collaborazione con Malita è stata fantastica perché non è nata in nessun modo: è venuta da sé grazie all’amicizia, non è stata studiata a tavolino. Con la massima calma e la massima gioia abbiamo quindi scritto X (che ha un bellissimo arrangiamento per cui lei si è veramente battuta). Quando la musica crea momenti di felicità (come in questo caso) allora vuol dire che è giusta e con Malita è stato così.

Nella prima versione del brano inizia Malita, in questa seconda “parte” invece abbiamo messo la mia entrata in modo da agganciarla meglio agli altri miei pezzi. Anche perché X era già uscita e inserire qui la stessa traccia sembrava brutto quindi abbiamo aggiunto qualcosa per motivarla di più, per dargli un’introduzione più descrittiva.

Questo comunque è solo l’inizio della nostra collaborazione: abbiamo in cantiere un pezzo molto particolare a livello di linguaggio, non dico altro per non rovinare la sorpresa ma prossimamente ci saranno canzoni veramente belle.

I talent show restano oggi un trampolino di lancio molto importante: a te piacerebbe partecipare? E invece per quanto riguarda il Festival di Sanremo?

Ho fatto i provini per diversi talent show quindi posso parlarne perché ho visto dall’interno come funziona. È tutto molto comandato: è intrattenimento quindi è anche giusto che nessuno dica nulla a riguardo però è un’utopia riuscire a trovare, tra 90mila persone, quella che sa cantare bene. Ci sono tanti ragazzi, che ho anche conosciuto, che ci credono fino in fondo ma in tv ci finisce solo chi ha agganci o chi ha fortuna. I talent sono un buon trampolino perché danno visibilità ma sono anche uno specchio per le allodole: questi programmi non ti cambiano la vita anzi te la peggiorano perché ci sono tanti vincoli, tanti contro oltre che pro. Penso sia più giusto fare una bella scalata a mani nude perché più tardi arrivi in cima e più tardi scendi dalla cima: è meglio “farsi il mazzo” perché quella è la strada giusta che ti fa crescere musicalmente. Aprire una porta subito ti illude di avere un’esperienza che invece non hai accumulato.

All’Ariston invece ci andrei a suonare, non lo nego, perché è sempre visibilità; penso però che il Festival di Sanremo sia uno spettacolo che dovrebbe cambiare pubblico: ormai sarebbe meglio se fosse seguito da qualcuno di più giovane. Come dice Marracash, l’Italia “è un paese per vecchi, il contrario del film dei Coen” quindi credo che Sanremo dovrebbe cambiare un po’ le carte in tavola.

Cosa ti aspetta invece nei prossimi mesi? Quali sono i tuoi progetti futuri: presenterai live il nuovo album?

Nei prossimi mesi prevedo che come al solito lavorerò tantissimo alla musica: ho già registrato molte tracce e The Airport ne racchiude solo quattro. Abbiamo preso i contatti con Alfonso, un bravissimo ragazzo della BlueStone, per trasformarle tutte usando nuovi suoni alternativi continuando a fare ciò che ho sempre fatto: sperimentare. Mi piace cambiare infatti ho anche cambiato diversi pseudonimi, sono stato Don Vz (Veezy aka TheDon), THA75BOI e ho fatto musica molto street, molto homemade (Jack Reacher EP, Deserto MixTape, 57 EP, Strano EP, Freakshow (street album), Anime Libere Klan EP ft Dabs, Empi3 Project No Master EP ft ZeroMc, F.I.B. > MY K0UNTR1). Tutto questo mi ha regalato abbastanza esperienza per creare i brani che sto ripresentando adesso per Sam Riot. The Airport è stata una parentesi molto intima. Le prossime tracce rimarranno sempre aggrappate a quello che vivo ma magari tirerò fuori un po’ d’ironia ché serve sempre, ci sarà da divertirsi! Ultimamente sono sceso a Roma per lavorare ad alcune tracce che racchiudono una parte r’n’b, sono molto spinte su esperienze come l’amore e altri concetti, ci sono molte metafore, molte bozze trasformate in idee. Sta arrivando bella musica: ci ho messo l’anima e sono uscito dai canoni degli standard chiudendomi in me stesso.

Non so se ci saranno date live perché per adesso sto cercando di crescere sulle piattaforme: prima voglio farmi il nome e poi voglio i concerti perché voglio che siano spettacoli improntati su Sam Riot e la BlueStone cioè vorrei che fosse uno spettacolo proprio nostro. Sto aspettando anche perché il live deve essere visivo e scenico, qualcosa che alla gente rimanga.

Se dovessi descrivere questo disco con una sola parola, quale sceglieresti?

Battesimo. Perché è stato il mio battesimo nella professionalità, nell’ufficialità, nella maturità, nel fare passi che non mi aspettavo di fare. Questo disco mi ha fatto crescere tantissimo oltre che a livello artistico anche a livello personale; mi ha fatto conoscere persone che non mi aspettavo di conoscere, che mi hanno insegnato veramente tanto a livello musicale: per questo continuo a ribadirti che ringrazio la The BlueStone Records, soprattutto nella persona di Rebecca ché oltre che un’amica e una producer è stata veramente una sorella. Quindi l’unica parola che può racchiudere tutto questo è “battesimo”: il mio battesimo nell’ufficialità della musica, nel trasformarla da hobby a lavoro, nel materializzare quello che ho sempre sognato.

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