Da New York alla Malesia, il girotondo in musica di Luna Palumbo
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Da New York alla Malesia, il girotondo in musica di Luna Palumbo

interviste

Luna Palumbo è tornata, e non solo dalla parentesi americana che l’ha vista protagonista. È infatti uscito lo scorso 8 novembre “Quanto dura un girotondo”, l’atteso singolo in gara alla XXII edizione del “Festival della Canzone Italiana di New York”. Co-scritto e co-prodotto da Mario Tortoriello, il nuovo brano dell’artista vanta anche la collaborazione di Sabatino Salvati che ha supervisionato l’arrangiamento e la programmazione. Ma questo è solo un altro capitolo musicale della sua storia, che inizia quando comincia a calcare palcoscenici di rilevanza nazionale (tra cui quello di “The Voice Of Italy”). Dopo la pubblicazione di vari singoli e dell’album “Sopravvalutata“, Luna Palumbo fa il suo ritorno sulle scene discografiche con un nuovo lavoro, ecco cosa ci ha raccontato di questo interessante progetto.

Ciao Luna! Per iniziare scegli tre colori per descrivere te e la tua musica! 

NERO, BIANCO e ROSSO (che non a caso sono i colori della cover di QDUG). Il BIANCO e il NERO perché sono una persona che non ha mezze misure, la mia scrittura non ha mezze misure, il mio approccio alla vita non ha mezze misure; sono bianca o sono nera, sono luce o sono ombra, sono l’eccesso o sono siccità, sono sempre un colore deciso che non ammette misunderstanding cromatici e non tollera chi non decide mai che colore essere.
Il ROSSO invece perché il fuoco è l’elemento. Rosso come la passione che mi divora, come il mio amore per il Natale, rosso perché è espressione di slancio, velocità, potere e gioia nonché di pericolo. Mi viene in mente il codice rosso usato per le emergenze e gli interventi immediati al pronto soccorso. Questa canzone mi ha salvata. La musica mi ha salvata. La musica mi salva, sempre.

È appena uscito il tuo nuovo singolo. Per citarti vogliamo chiederti quindi… quanto dura un girotondo?

Ho la vaga impressione che avrò modo di rispondere a questa domanda per il resto della mia carriera (ride, ndr) e con molta probabilità la mia risposta cambierà di volta in volta, da intervista a chiacchierata, di stagione in anno, di momento storico in momento cosmico ma è proprio questo che adoro di questo concetto.
Il girotondo è uno dei primi giochi di aggregazione sociale con cui ci interfacciamo, è facile; ci si può girare in tondo in tanti così come in tre, non è importante di che nazionalità tu sia, quali siano le tue aspirazioni, i tuoi sogni, il tuo modo di vedere le cose, siamo tutti uguali davanti al girotondo.
Un girotondo può passare dall’essere divertente all’essere un loop ossessivo, il girotondo è una cantilena, è una filastrocca, è un trenino sul quale salire se vuoi essere parte di qualcosa. Dentro o fuori. Prendere o lasciare.
Avevo bisogno di chiedere a me stessa se tutto questo “dover partecipare per forza” fosse così necessario o se bastasse anche solo giocare un po’ e poi fermarsi, se fosse davvero così necessario imparare delle filastrocche che nemmeno ti piacciono solo perché lo fanno tutti e quanto il non farlo fosse discriminante tanto da “perdere posto”, quel posto nella società a cui ambiamo da sempre.
Mi piacerebbe pensare di poter scegliere da sola “Quanto duri il mio girotondo”.
Mi piace pensare che sono io a decidere quando e se fermarmi e non la paura di perdere un consenso, un amico, un contratto, un posto in una classifica sociale o discografica. Vorrei che fosse soltanto la passione ad accendere i miei passi o qualunque cosa sia a rendermi così felice.

Con questo brano hai partecipato alla XXII edizione del “Festival della Canzone Italiana di New York”. Com’è andata?

Leggo questa domanda e ancora stento a credere di aver partecipato in prima persona ad una cosa così grande, esserci arrivata con i miei passi, con i miei sbagli, con i miei “no” a certi girotondi, sola con la mia voce e la mia esigenza di cantare al mondo che mi brucia dentro da sempre.
Arrivare a NY, tra soli 5 nomi in Italia (altri 5 finalisti dal resto del mondo) era il mio obiettivo, quello che mi avrebbe reso felice e fiera; arrivare sul podio era tutto ciò che non avevo nemmeno messo in conto. Potrei dirvi che porto a casa un’avventura memorabile, la voglia di tornare più forte che mai, nuovi amici, nuove collaborazioni, tanta soddisfazione ma ancora non sono tornata a casa, in verità. Sono attualmente in Malesia, in tour, qui QDUG è uscita 7 ore prima. Sono felice. Tanto.

Cosa dobbiamo aspettarci adesso? “Quanto dura un girotondo” aprirà le strade ad un nuovo album?

QDUG ha aperto una finestra su quella che sono diventata, su quanto sono cresciuta e la vista è tutto quello che ho ancora da darvi. Sto scrivendo di getto, le canzoni mi bussano ed entrano senza indugio dentro di me, le parole arrivano direttamente con la melodia come se non ce ne fossero altre giuste, come se non ci fosse mai stato nulla di più giusto nella mia vita. Se mi cercate mi troverete nelle mie nuove canzoni, nel mio nuovo album.

Nel 2014 hai partecipato a The Voice Of Italy, cosa puoi dirci di quest’esperienza? La rifaresti? E cosa ne pensi dei talent show in generale?

TVOI è stata la mia adolescenza. Dal latino adolescentia, è, infatti, derivato dal verbo adolescĕre («crescere»), quel tratto dell’età caratterizzato dalla transizione dallo stato infantile a quello dell’individuo adulto.
TVOI mi ha eccitato, fatto piangere, dare di matto, saltare dalla gioia e lasciata alla vita reale, proprio come fa l’adolescenza.
E sì, rifarei tutto quello che ho fatto perché mi ha portato qui. Penso che i talent show siano una grande vetrina, una grande opportunità, quell’aiuto che può darti un ascensore in un grattacielo. Però gli ascensori a volte si bloccano e ti lasciano sospesi nel vuoto, potrebbero cadere giù nel baratro o semplicemente sono fuori servizio. Le scale sono sempre state lì, l’ascesa è di sicuro più faticosa ma ti porta in alto. Meglio farsi trovare allenati.

E invece Sanremo Giovani?

Sogno nel cassetto della vita.

Siamo un sito che si occupa principalmente di musica dal vivo quindi… hai appuntamenti live da segnalare? Cosa provi quando sei sul palco?

Il palco è il mio habitat naturale. Datemi un palco e vi dirò chi sono. Come vi dicevo attualmente sono in tour in Malesia, sui miei social vi aggiornerò su tutte le date in programma. Restiamo connessi. Restiamo vicini.

Con quale parola descriveresti questo tuo ultimo singolo? E perché?

FINALMENTE.
Perché ne avevo bisogno.

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