Esce oggi PRANZO DI FAMIGLIA, il nuovo album di ANDREA BIAGIONI: la nostra intervista
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Esce oggi PRANZO DI FAMIGLIA, il nuovo album di ANDREA BIAGIONI: la nostra intervista

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Esce oggi (venerdì 25 ottobre) Pranzo di Famiglia, il nuovo album di Andrea Biagioni. Il cantautore e polistrumentista toscano torna quindi sulle scene musicali con un interessante disco disponibile sulle principali piattaforme di streaming e digital download. All’interno del progetto – tra pop, folk e blues – 8 brani autobiografici tutti da scoprire.

Come va? Sei emozionato per la pubblicazione dell’album?

È da talmente tanto che sto aspettando l’uscita del disco che l’emozione è stata più quella di chiuderlo e concretizzarlo che pubblicarlo.

Io l’ho ascoltato e mi è piaciuto molto. Ho notato che nomini più volte l’alba (in Alba Piena e Leva la Rete). Cosa ti lega a questo particolare momento della giornata? E qual è il migliore per comporre?

L’alba (o comunque la mattina presto) è l’ideale per comporre e scrivere perché è come se restassi in una sorta di sonno però cosciente: è l’essere svegli prima ancora che il mondo sia partito quindi c’è pace. È come scrivere di notte però con la lucidità della mattina: di sera sarà più romantico però magari la stanchezza, a volte, ti fa perdere l’attenzione su alcune cose che magari rivedi il giorno dopo e non ti risultano più belle come sembravano poche ore prima. Io invece la mattina presto riesco ad avere questo rilassamento quasi serale ma da sveglio naturalmente perché appena alzato sei fresco di attenzione e questo è molto importante. Poi alla fine una canzone quando deve arrivare arriva quando vuole, anche a mezzogiorno.

Un altro dei temi che affronti è l’importanza di essere se stessi. Qual è il segreto per riuscire a vivere di musica oggi senza scendere a compromessi?

La parola “compromesso” nella vita reale, in qualunque lavoro, va presa in considerazione nel senso che può essere snaturante o no però ci sarà sempre da fare una piccola rinuncia in qualunque situazione. Un consiglio per vivere oggi di musica… beh, anche io sto facendo fatica quindi …ecco, se magari lo chiedevi a Ligabue ti poteva dire qualcosa in più (ride, ndr).

Comunque consiglio sempre di non perdersi dietro al vendere se stessi per due lire in più, qualche articolo in più o un po’ di notorietà in più perché poi questo è quello che tu semini e quello che ti rimane; quello che poi, tra qualche anno – quando magari è passato il momento clou in cui “andavi di moda”, disegniamola così – ti ritrovi ad aver parlato di te in un modo in cui non ti rivedi realmente. Io ci tengo tanto a far passare quello che realmente sono perché non mi riesce essere un personaggio costruito; sono forte, per quel che posso, solo se sono me stesso: sembra un bel discorso da dire ma in realtà è una mia necessità profonda sennò non riesco a fare le cose, non riesco a dare il meglio di me. È un’arma a doppio taglio: è bella romantica quanto vuoi come concetto ma per me è l’unica via. Perciò ne parlo: in questo disco racconto un po’ di me perché far uscire un album a 31 anni – non sono più un ragazzino – mi ha permesso di raccontare tutto quello che non ho potuto raccontare nei dischi che avrei potuto scrivere in questi anni. Ci sono tante sfaccettature della mia crescita e del mio carattere, di quello che mi è successo.

Infatti sembra che Pranzo di Famiglia sia un album che guarda principalmente al passato. Cosa vedi invece nel tuo futuro?

Nonostante – come dicevo – non sia più un ragazzino, io mi sento all’inizio di questo viaggio musicale: quest’anno sono già 20 anni che io suono la chitarra e che comunque faccio il musicista e, alla fine, ho imparato tantissimo però è come se ogni tot tempo un cerchio si chiudesse e ne ricominciasse un altro. La musica nel mio mondo si evolve quindi questo disco è l’inizio di una nuova era musicale della mia esistenza: è un punto fermo molto importante. Anche perché poi io sono musicista più che cantautore, quella del cantautore è una veste nuova a cui mi sto approcciando da due anni: nonostante si parli sempre di musica, è molto diversa la vita del cantautore rispetto a quella del musicista puramente strumentista o performer.

Quindi in questo tuo nuovo ruolo da cantautore quanto è difficile affidarsi ad un altro artista per la scrittura dei pezzi? Ho visto che nell’album l’autore di alcuni pezzi è David Ragghianti

Non è facile farsi scrivere brani. Sono circa due anni che sto provando a scrivere le mie cose cioè trovare il mio modo per esprimermi anche con le parole perché il mio mezzo è sempre stata la musica, i suoni. La parola è un mondo a parte soprattutto in Italia rispetto che in altri paesi perché spesso e volentieri le canzoni italiane sono delle poesie musicate. Con David è stato un incontro di amicizia prima e poi abbiamo cominciato a provare a scrivere assieme quindi è stata una situazione abbastanza confidenziale: una persona con cui ho parlato della mia vita e lui l’ha sintetizzata in frasi funzionali alla musica. Poi c’è la fortuna che se io sono musicista lui è scrittore cioè abbiamo questi due ruoli forti e opposti: c’è stata questa congiunzione e siamo riusciti a scrivere alcune cose insieme. Di base 4 canzoni sono scritte da lui e poi interpretate e rielaborate da me e gli altri 4 pezzi invece sono tutti brani miei. Anche perché questo disco è cominciato tre anni fa e all’epoca non mi riusciva ancora tanto scrivere in italiano, non mi veniva quasi niente, quindi ho cominciato reinterpretando pezzi di un autore.

Facendo un passo indietro: hai partecipato ad XFactor e a Sanremo Giovani. Cosa ne pensi di questi trampolini di lancio? A te com’è andata?

Quando le persone provano delle cose così grandi (perché sono meccanismi molto più grandi di noi e siamo quasi solo dei numeri lì dentro) bisogna essere consapevoli che questo treno televisivo ti può lasciare a piedi dall’oggi al domani perché funziona così. La televisione è un mondo complicato, che io non amo personalmente, però è logico che è molto utile per lavoro purché uno riesca a farlo in modo funzionale a quello che poi vorrà fare un domani. Più volte mi hanno chiesto “Ma consiglieresti Sanremo e XFactor?”: io lo consiglio come cosa da fare anche perché sono esperienze molto forti cioè occasioni che non capitano tutti i giorni dentro quel sistema. Bisogna però andarci con i piedi di piombo ossia restando con la testa sulle spalle perché tutto quel movimento, quella potenza mediatica, alle volte non corrisponde al reale: è la realtà di quel momento in cui sei sulla cresta dell’onda e l’onda ad un certo punto si riabbassa, si riabbassa di tanto perché la vita vera non è la televisione.

Lavori nel campo della musica ma sei anche un attore. Cos’è che unisce queste due dimensioni? E qual è la tua preferita?

Non mi posso definire “attore”: ho fatto musical e qualche cortometraggio ma gli attori sono altri, parliamoci chiaro. Quello che piace a me è vedere come poi reagisco in tante situazioni. L’arte è bella perché ti fa vibrare cioè ti fa mettere in gioco artisticamente: mettere insieme performance anche recitative o comunque aggiungere qualcosa alla musica. Quando sei sul palco tu stesso sei il mezzo con cui vivi la tua arte che sia una recitazione o un pezzo cantato o un brano suonato in un certo senso sei comunque un performer come un attore di teatro. Quindi sì, la recitazione e la musica si legano molto ma io preferisco quest’ultima: quando sono sul palco io sono allo zenit, al punto più alto.

Parlando appunto di stare sul palco ti volevo chiedere quali sono le emozioni che provi quando ti esibisci e, visto che il nostro è un sito che si occupa principalmente di musica dal vivo.. se hai appuntamenti live da segnalare

Ti dico la verità, ci ho messo una vita a imparare a stare un po’ sul palco perché per me era la cosa più difficile che potessi fare nonostante ora sia la cosa più bella che possa fare quindi verso il live c’è sempre stato un amore-odio. È una relazione che mi fa stare con un’ansia incredibile prima di iniziare però quando poi finisco la performance non c’è niente che mi libera così tanto: concluso lo spettacolo, io sono realmente in pace col mondo. Neanche lo sport mi rende così leggero come dopo un concerto. Potrei spiegarlo in mille modi ma forse non sarei mai abbastanza preciso per descriverlo.

A breve ci saranno nuovi live: a metà novembre comincerà il tour di circa 15 date – per adesso principalmente al nord – che potete trovare sui miei canali social. Sarò in solo, in acustico, e presenterò i brani del disco… vedremo se arriveranno pomodori o se i brani verranno apprezzati.

Noi ci saremo. In genere concludiamo le interviste chiedendo di riassumere l’ultimo lavoro discografico in una sola parola, quale sceglieresti tu?

Ricerca. Perché questo lavoro discografico è stato veramente una ricerca.

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