Intervista a Marian Trapassi: “Le canzoni sono la fotografia del tempo vissuto”
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Intervista a Marian Trapassi: “Le canzoni sono la fotografia del tempo vissuto”

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BIANCO è un racconto di storie universali, che parlano attraverso metafore della vita e delle sue sfaccettature. Stiamo parlando del nuovo album di Marian Trapassi, cantautrice siciliana ma milanese d’adozione. Il progetto si ispira ai moderni chansonnier francesi e alle grandi artiste italiane e americane.

Ti preoccupa il modo in cui le persone interpretano i tuoi brani e i tuoi video?

Preoccuparmi no, diciamo che mi interessa come viene percepita la mia musica, le mie parole. A volte scopro come i significati si sovrappongano, ed è anche bello lasciare agli altri la libertà di fare proprio quello che ascoltano. Anche a me capita di affezionarmi a delle canzoni e di costruirci sopra qualcosa che ha un valore solo per me. Questo è il potere della musica, riesce ad entrare nell’anima della gente ed appartiene a tutti.

Le tue canzoni sono introspettive? In qualche modo influenzano la realtà che ti circonda?

Scrivere è una necessità espressiva, un’esigenza. E si scrive per varie ragioni, per comprendere quello che si vive, per riflettere, per esternare un sentimento, un’emozione, un ricordo, per raccontare una storia, per giocare con le parole, per aprirsi al mondo. Mi capita più che altro di riuscire a comprendere meglio quello che vivo, le canzoni diventano un momento della tua vita, dei tuoi pensieri. Sono lo specchio di te, la fotografia di una porzione di tempo vissuto. Alcune riescono meglio a descriverti, ed in questo senso ci rappresentano, altre riescono a tirar fuori quello che neanche immaginavi di te, e allora sì, in quel caso le canzoni possono influenzare la realtà. È come un segreto che tieni per te, una volta che lo dici a qualcuno ti liberi e le cose cambiano. Si dice infatti che nelle canzoni non si può mentire e credo sia realmente così.

Cosa ti piace inserire nella tua musica?

Nei testi spesso mi piace lavorare in modo simmetrico e anche contrario, parlare degli opposti e, usando parole semplici, mi piace nascondere concetti molto più complessi. Come se ad ogni ascolto si potesse scoprire qualcosa di più. Mi piace anche molto usare l’ironia, a volte sottile a volte più dichiarata. La musica segue un po’ l’andamento della melodia e del testo e, soprattutto in questo ultimo lavoro, gli arrangiamenti – curati dal mio produttore Paolo Iafelice – hanno rimarcato i significati di ogni brano. Mi piacciono suoni acustici, o perlopiù tendo a mescolare suoni elettrici a quelli più caldi. Mi piacciono anche i fiati e il suono della tromba. Almeno fino a questo momento ho sempre preferito un suono più reale e sentire il tocco dei musicisti che suonano. Chissà in futuro sperimenterò qualcosa di diverso… non so.

Ti sei mai commossa ascoltando uno dei tuoi brani?

L’emozione è imprescindibile, sia quando compongo che quando riascolto, mi capita spesso di commuovermi quando sto cantando. Un brano come “Mio padre” faccio fatica ad eseguirlo dal vivo proprio perché mi emoziona.

Per lavoro giri molto, anche fuori dall’Italia… dimmi del tuo luogo ideale per scrivere, il posto in cui ti senti più ispirata.

Le idee possono arrivare da qualsiasi parte è vero, e spesso me le appunto per poi svilupparle. Un luogo che mi ha molto ispirato è la Spagna, dove ho vissuto per un periodo. Mi sentivo libera, lontana da tutto, e dentro la mia musica, mi ha dato molta concentrazione e stimoli. A Milano si fa più fatica ad isolarsi, ma in generale, quello che mi serve è un pianoforte e il silenzio, poter far nascere dal nulla le mie melodie.

La tua canzone preferita in assoluto?

Imagine di John Lennon, la scelta forse è scontata, ma è una canzone che per tante ragioni mi emoziona ogni volta che la ascolto e continuerà a farlo. Fa parte della mia vita come qualcosa di assodato.

Tu esprimi la tua arte in diversi modi: con la musica, con il teatro, con la scrittura… è sufficientemente appagante oppure fare arte (anche in centomila modi) non è mai abbastanza?

Sono stata sempre combattuta da piccola fra la musica e l’arte figurativa, ho studiato all’Accademia di Belle Arti e ho cominciato a scrivere canzoni al liceo. Poi la musica ha preso il sopravvento, quindi per me è naturale ogni tanto poter riprendere una forma espressiva che mi appartiene, spesso le canzoni le devo prima “vedere” e creo delle immagini apposta, mi diverto a fare collage. Il teatro, o meglio il teatro canzone, è stato legato sempre alla musica, mi sono cimentata in questa esperienza che mi ha dato molta sicurezza sul palco e mi ha insegnato molte cose, la cosa più bella è stata riuscire a far ridere la gente. In generale sono molto curiosa, quindi sperimentare linguaggi nuovi mi stimola e mettermi in gioco, mi aiuta a crescere come artista.

I cantautori rispondono ad un certo tipo di pressione, poiché si pensa che tutto ciò che scrivono rifletta necessariamente i loro stati d’animo. Percepisci questa pressione o la prendi alla leggera?

È vero, spesso mi domandano se tutto quello che racconto nelle canzoni l’ho vissuto in prima persona, e io rispondo che, così come fa uno scrittore o un regista, le storie si costruiscono, si creano per dare forma ad un significato, a qualcosa che vuoi comunicare. In questo senso c’è sempre una parte che ti riguarda, anche solo il pensiero che stai esprimendo con quella metafora o quel racconto, è tuo, quindi in qualche modo lo hai vissuto.

Per qualcuno che scrive non c’è storia migliore della propria, per te è così?

Le storie sono sempre le nostre, non si può prescindere dal nostro vissuto. Per riallacciarmi alla domanda precedente, anche solo il punto di vista con cui guardi la vita è tuo, e così tutto quello con cui ci esprimiamo. Vivere ci dà una fonte inesauribile di stimoli, nel bene e nel male ci dà modo di dar forma e costruire qualcosa di unico perché ognuno di noi è diverso ed ogni artista crea le proprie opere in base a se stesso. Che tu abbia vissuto o meno quello che racconti è sempre parte di te.

Descrivimi Bianco con cinque parole.

Bianco, Blu, Sincero, Autentico, Necessario per me.

Progetti futuri?

Avrò nuovi appuntamenti live da Settembre. Il mio desiderio, più che il mio progetto, è sempre quello di stare il più possibile sul palco, mi auguro di farlo spesso come vorrei e vi invito a seguirmi sui social dove tengo il calendario aggiornato.

Grazie

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