GFF, Emis Killa si racconta ai masterclassers tra musica e paternità
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GFF, Emis Killa si racconta ai masterclassers tra musica e paternità

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A oltre 10 anni dal suo esordio, Emis Killa si racconta ad Andrea Laffranchi del Corriere della Sera come si parla ad un amico e lo fa confrontandosi anche con i masterclassers Music&Radio del Giffoni Film Festival. Ed il discorso parte da lontano, perché Emis sente di aver iniziato nel 2006, quando si è affacciato a questo mondo, prima del suo esordio discografico (il suo Keta Music è del 2009): “Allora ascoltavi roba e non sapevi chi la cantasse. A 16 anni prendevo il treno Milano – Roma per fare una gara di freestyle, la notte stessa tornavo a Milano scendendo anche tre volte dal treno perché non mi potevo permettere i soldi del biglietto. E alla gara non si vinceva niente, solo il divertimento. Ora è diventato un trend, arriva prima la faccia poi il resto… loro, questi ragazzini, sono settati sulla mentalità discografica, tipo non faccio la strofa sulla tua canzone perché poi esce il mio disco e si crea confusione”.

Emis ha sempre fatto le cose di pancia, ma questo Supereroe è il primo disco fatto anche con la testa, perché dopo un po’ d’assenza dalle scene proprio non poteva permettersi di sbagliare. E infatti ha fatto centro. “Ma c’è stata una volta in cui pensavi che un pezzo avrebbe spaccato e invece non è andato bene o una volta in cui avevi un pezzo su cui non puntavi e che è andato bene?”, chiede Andrea. “1000 strade è un brano su cui non avrei scommesso – replica Emis – anzi ti dirò che lo trovavo banale e non mi piaceva, invece piaceva molto allo staff. Così l’ho inserito nell’album all’ultimo minuto ed è andato benissimo. Invece Come fossimo cowboy a me piaceva tanto, era un pezzo a cui tenevo e invece non è andata così bene, mi è dispiaciuto.

E come ha fatto a resistere alla tentazione di scrivere una canzone per sua figlia, che ora ha un anno? La canzone arriverà, ma non ora, ora è presto. Arriverà quando lei potrà capirla, quando l’interazione tra loro sarà più forte…

Ma che tipo di padre sei? Non hai interazione con la tua bimba, non le cambi i pannolini…” La risposta è di grande autoironia: “Sono fortunato perché la mia donna fa tutto lei con la bambina, soprattutto perché non si fida per nulla! Ha paura che, distratto come sono, la faccia cadere… Pensa che sono così distratto che per paura di perderle, in hotel dormo con tutte le catene d’oro che ho, mi sveglio con certi lividi al collo… ti dico una cosa: ho 4/5 carte di identità: me le dimentico, credo di non averle, denuncio, ne faccio di nuove e poi le ritrovo. Una volta sono andato a Bologna con la moto, il mattino dopo stavo andando a denunciare il furto perché pensavo me l’avessero rubata, invece l’avevo parcheggiata nel box dell’hotel! … Non ce la posso proprio fare…”.

“Però non temi che quando sarà più grandina tua figlia possa essere in qualche modo strumentalizzata per arrivare a te?”, chiede una Masterclasser. “Ma no, quando lei avrà 16 anni, io ne avrò 46: per lei sarò come quel mio compagno di liceo che abitava accanto a Iva Zanicchi…!

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