Giulio Wilson ci racconta la sua musica ‘furbescamente eclettica’
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Giulio Wilson ci racconta la sua musica ‘furbescamente eclettica’

interviste

La sua musica è ironica e frizzante ma tratta temi importanti tra progresso e forti ideali. Stiamo parlando di Giulio Wilson, cantautore fiorentino che di recente ha pubblicato l’inedito Estate Proletaria.

La sua carriera artistica è ricca di riconoscimenti, dalla vittoria del contest 1M Next 2019 – che l’ha portato sul palco del concerto del Primo Maggio a Roma – a quella del Premio Lauzi 2018 e del premio speciale MEI miglior cantautore 2017. Tra le sue collaborazioni spiccano quella con Bobby Solo (autore assieme a lui del brano Dove corre il tempo del 2016) – di cui ha aperto i live per tre anni consecutivi -, quella con lo scrittore Roberto Piumini (co-autore di due brani), e quella con Eddy Mattei e Federico Biagetti (collaboratori di Zucchero).

Inoltre, Giulio Wilson è anche enologo e produttore di vino. È proprietario di un noto ristorante a Firenze e di un’azienda agricola in cui produce vini toscani biologici che nell’ultimo tour ha regalato al suo pubblico a fine concerto.

Tu scrivi musica ma sei anche un enologo. Come riesci a far convivere due dimensioni così diverse?

Non convivono [ride, ndr]. In realtà c’è un denominatore comune in tutte e due che è quello di creare: creare canzoni ma anche creare vini, sempre mantenendo un certo rispetto verso quella che è l’autenticità del prodotto. Quindi io faccio vini naturali, senza solfiti, senza chimica e cerco di fare anche belle canzoni senza inserire troppe personalizzazioni del momento con suoni del momento che magari potrebbero invecchiare subito.

Nelle tue canzoni affronti temi importanti con leggerezza. Quanto conta l’ironia nella musica e nell’arte?

Tantissimo: è sempre bene non prendersi troppo sul serio perché poi è vero che pensiamo sempre di avere ragione, di pensare la cosa giusta, di essere più forti di altri, però poi invece è tutto il contrario. Tutto cambia ed è bene essere quelli che siamo ma mettersi anche in discussione e quindi non prendersi troppo sul serio.

Possiamo vedere tanti colori e sfumature anche nel video del tuo ultimo singolo Estate Proletaria. Com’è stato girarlo? E quanto è importante oggi una dimensione visiva come quella del videoclip nella musica?

Molto perché con i social abbinare le immagini ai videoclip è sempre importante: solo la musica sarebbe un limite, sarebbe un po’ zoppa oggi. A fare questo video mi sono divertito tantissimo: mi sono travestito da donna e anche Tiziano – pure lui presente nel video –  (è il mio braccio sinistro). Abbiamo realizzato questo brano leggero, estivo, sempre per il fatto di non prendersi troppo sul serio.

Hai già vinto numerose manifestazioni e hai collaborato con nomi importanti. C’è qualcun’altro con cui desidereresti lavorare in particolare?

Beh così su due piedi non saprei, sicuramente con qualcuno che stimo. Quelle collaborazioni fatte a tavolino perché magari è l’etichetta a volerlo, non mi appartengono. Deve essere una cosa che mi fa piacere fare e la farei solo con qualcuno con cui ho stima reciproca e affinità musicale.

Sembra che i talent restino comunque la vetrina maggiore per gli artisti per emergere. A te piacerebbe partecipare?

Guarda, a parte che ho 36 anni e non mi prenderebbero credo e poi sono già un cantautore che canta le sue canzoni, non ho mai cantato le canzoni di altri; figurati se vado ad un talent a fare karaoke, ma nemmeno ci penso.

E cosa ne pensi invece di Sanremo? 

Di Sanremo penso che sia una delle vetrine più importanti d’Italia, ma anche la più gettonata; più che altro la scelta artistica è in mano a poche persone e quindi penso che non rappresenti l’Italia perché in Italia ci sono tanti artisti bravissimi che rimangono fuori dai riflettori. La cosa triste è che sia una delle poche vetrine: non è triste il fatto che ci sia Sanremo, ma il fatto che ci sia solo Sanremo che faccia share enormi e magari tutto il resto dell’anno non viene dato spazio agli artisti nemmeno per un passaggio al telegiornale.. niente, è un grande palco, io non ci sono mai stato.

Come vivi la dimensione del live? Per esempio com’è stata l’esperienza di salire su un palco così importante come quello del Primo Maggio?

Bellissima esperienza, il live mi piace tantissimo, mi piace stare sul palco a contatto col pubblico e a contatto coi musicisti. Mi piace vivere proprio il viaggio, andare, stare, fare le prove e poi ogni esibizione è una sfida, anche suonare davanti a poche persone: le voglio prendere, attirare.. che siano due, cento, un milione, mille è uguale.

Se dovessi descrivere la tua musica con una sola parola, quale sceglieresti?

Furbescamente eclettica, retrò ma senza puzzare di vecchio: un po’ perché mi rivolgo sempre al passato quando scrivo, un po’ perché mi piacciono anche gli strumenti classici, un po’ perché a volte sono anche canzonette paraculo di cui curo tanto la melodia affinché le persone ne possano percepire anche la semplicità quindi non metto mai un eccesso di cose, cerco sempre di renderle usufruibili, e non tutti gli artisti lo fanno, soprattutto quelli di nicchia; è difficile che Wilson dici che è un mattone, è una musica usufruibile ma non per questo inferiore o stupida.

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