‘Quello sguardo’ verso la musica di Mike Nadir
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‘Quello sguardo’ verso la musica di Mike Nadir

interviste

Dal rock allo swing passando per il jazz e il pop: queste sono solo alcune delle influenze musicali che ispirano ogni giorno Mike Nadir. Della sua brillante esperienza con le sette note fanno parte tematiche profonde e interiori nei testi e accattivanti melodie. Mike ci ha presentato così il suo interessante percorso artistico. Ecco cosa ci ha detto!

Ciao Mike! Che ne dici di presentarti ai nostri lettori raccontando un aneddoto particolare che ti lega alla passione per la musica?

Sono Mike Nadir e scelgo uno degli aneddoti più importanti per me perché ha segnato il debutto come cantante davanti a un pubblico. Parliamo di ben 15 anni fa: ero con la mia prima band per suonare ad una festa d’istituto in Auditorium. Ci siamo preparati per settimane a quest’evento e, il giorno del concerto, prima di noi c’era un’altra band: erano molto più grandi e suonavano veramente bene quindi li guardavamo ammirati. Erano musicisti ben forniti di tutti gli strumenti: batteria, chitarre, leggio… Allora noi, speranzosi e anche un po’ incoscienti, quando loro hanno finito, siamo saliti sul palco, ci siamo sistemati e abbiamo iniziato subito a suonare senza aspettare neanche un secondo, soltanto il tempo di attaccare gli strumenti all’impianto. Dopo aver cominciato, mi guardo intorno e realizzo che non c’era l’asta e neanche il leggio e io non sapevo tutti i testi a memoria. Quindi avevo solo i testi sulla mano sinistra e il microfono nella destra. Quando mi volto per leggere le parole, noto che la mia mano stava tremando come una foglia: non avevo messo in conto la trepidazione e l’adrenalina. In quel momento mi sono reso conto di quello che stavo facendo, dell’emozione che stavo provando. Visto che non riuscivo a leggere i testi mi sono lasciato andare e ho iniziato a cantare con tutto il cuore. La cosa bella è che le persone che avevo davanti cantavano insieme a me. Questa è una delle esperienze più importanti della mia vita infatti è per questo che ho alimentato la mia passione fino ad oggi.

Come definiresti il tuo stile? Ti piacerebbe avere nel repertorio canzoni in inglese?

Definirei il mio stile un patchwork soprattutto per l’utilizzo della voce: sono un amante della musica in generale quindi credo che siano presenti in me influenze diverse. In passato ho cantato in gruppi dei generi più disparati, quindi credo siano rimasti in me vari stili. Il genere musicale di questo nuovo progetto potrebbe essere definito electronic pop rock.

All’interno dell’album che uscirà a fine marzo ci saranno due canzoni in inglese. Non spoilero nulla: le ascolterete poi.

Sono già usciti i tuoi primi singoli, di cosa parlano? E cosa trattano le tue canzoni in generale?

Sussurro parla della vocina interiore che sta sempre lì con te e a volte ti limita. Ti dice “Non puoi fare questo, non puoi fare quest’altro” e nel mio caso “Non puoi uscire fuori con un tuo progetto musicale a 32 anni”. Sono contento di averci scritto una canzone perché credo di aver superato quella fase: ora ascolto quella vocina e la lascio andare per la sua strada.

Per Quello sguardo invece mi sono ispirato alla faccia delle persone che credo pensino dentro di loro “Ma che stai facendo? Ma chi sei?”. Proprio quell’espressione un po’ incredula. C’è un po’ di rabbia all’interno in riferimento a chi cerca di demolirti senza neanche conoscerti.

Poi vorrei fare una piccola regressione. Il mio nome è Mike Nadir: in astronomia Nadir è l’opposto dello Zenit ed è da lì che ho preso ispirazione. Per spiegarlo in modo semplice lo zenit è ciò che noi vediamo sopra la nostra testa mentre il nadir è ciò che noi non vediamo sopra la nostra testa perché sta sotto i piedi e dall’altra parte della terra. Nei miei testi volevo quindi trattare argomentazioni che di solito non affrontiamo, cose che in genere non diciamo che però tutti quanti magari proviamo o abbiamo nella testa cioè pensieri anche scomodi. Però sempre accompagnate da una musica che sia coinvolgente, questo è l’obiettivo del progetto.

Nonostante la rivincita della musica indipendente che sta emergendo oggi grazie ai nuovi canali quali Spotify, YouTube ecc., i talent show restano comunque un trampolino di lancio molto importante, a te piacerebbe partecipare?

Non sono un grande fan dei talent show, anzi, non li guardo mai però ascolto la musica che ne esce fuori perché potrebbe essere qualcosa di interessante. Non mi piace una gara del genere perché è normale che ci siano artisti che sono più simpatici o più accattivanti però tutti meriterebbero di avere un proprio pubblico. Inoltre il pubblico di questi programmi ha bisogno sempre di nuovo quindi è difficile sopravvivere, anche vincendo. Certo, sarebbe un bel trampolino di lancio però preferisco farmi apprezzare in maniera diversa.

E per quanto riguarda il Festival di Sanremo?

Più o meno è lo stesso discorso anche se non nego che sarebbe bello partecipare con un mio pezzo. È una grande vetrina: non sono interessato alla gara in sé per sé ma a farmi conoscere. Sfrutterei quindi quest’occasione per presentarmi ad un pubblico più grande.

Cosa ti aspetta invece nei prossimi mesi? Quali sono i tuoi progetti futuri?

Stiamo pianificando di far conoscere a più persone possibili questo progetto e renderlo sempre più accattivante a livello musicale e di testi. Lo chiamo progetto perché a me piace includere in quest’avventura tutte le persone che ne fanno parte quindi, oltre me, la mia producer Rebecca, tutta l’etichetta e i musicisti che la compongono perché so benissimo che se questo lavoro, a cui si sono affezionati, avrà successo sarà anche merito loro che ci stanno mettendo veramente tanto impegno e anima nel presentare al meglio questi brani. Quello che piacerebbe a me è creare uno spettacolo in cui le persone si possano divertire. Spero quindi che la gente ai miei concerti, anche se non conosce la mia musica, si possa divertire e magari appassionarsi in seguito.

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