Calcutta live @ PalaPartenope – Napoli (26.1.19)
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Calcutta live @ PalaPartenope – Napoli (26.1.19)

LIVE

Calcutta è il genere di ragazzo che potremmo incontrare tutti i giorni al supermercato o al negozio di dischi: un tipo semplice che si è messo a scrivere canzoni per esprimere le proprie emozioni (così dannatamente indie).

Per chi non lo conoscesse musicalmente (ma chi non lo conosce ormai?!) è colui che ha scritto e cantato Oroscopo, che qualche estate fa non ha fatto altro che risuonare in radio.

L’originale cantautore inizia a lavorare nel 2009 in un progetto molto elastico, suonando con gente assolutamente a caso (da due ad a volte dodici persone). E proprio come questo insolito team ballerino, così il suo repertorio: prima abbastanza sconclusionato, poi leggermente più delicato e infine più solido e affermato. In effetti, Edoardo – questo il suo vero nome – ha iniziato la sua carriera in gruppo, per poi diventare solista. Senza particolari velleità – come forse direbbe lui – ma ne è passato di tempo da quando Calcutta era il disadattato di turno dei locali più hipster di Latina e dintorni. E lo dimostra il sold out della tappa napoletana del suo Evergreen tour. Lo scorso sabato sera si è svolto infatti un emozionante live al PalaPartenope.

Passare dall’essere “l’Umberto Carrulli della musica italiana” (cit. le Coliche) al cantautore di successo che riempie i palazzetti italiani è una metamorfosi come quella che compirebbe una farfalla. Il caro Calcutta ha messo le ali e ha spiccato il volo eppure non è cambiato, riuscendo a rimanere sempre se stesso. Forse è questa la chiave di tanta fama, o forse è solo l’orecchiabilità dei suoi brani che interessa sia i veterani che lo seguono da secoli, sia i giovanissimi più vicini – in questi tempi – ad altri generi musicali.

Fatto sta che il suo percorso è la dimostrazione che non bisogna necessariamente piegarsi alle esigenze del pubblico per diventare popolari.

La musica riprodotta e i video trasmessi prima dell’inizio dello show sono stati a favore ed in sostegno di tutti i musicisti che collaborano con il cantante e il suo team (un tipo di sponsorizzazione a mio avviso molto intelligente e diverso rispetto al solito).

La serata si apre (un po’ in ritardo) con una proiezione introduttiva sullo schermo come quella che si potrebbe notare in un film fantascientifico: l’accensione di un computer Windows che seleziona tra le varie cartelle “Napoli” e, mentre tra la folla si alza un urlo, appare la scritta in bianco e nero (con i cori di sottofondo che dicono) “BENVENUTI A QUESTO CONCERTO”.

Poi eccolo sul palco, tenerissimo ma grintoso, a presentare le sue note eseguite dalla band e dalle coriste (con le parole che componevano la scritta “coro” sulle magliette di ognuna).

Idee originali, colori bellissimi, problemini tecnici scongiurati da momenti acustici (“momenti intimi” durante i quali abbiamo ascoltato rapiti le sue strofe rilassate)… lui di poche parole, ma bisogna aspettarselo da una persona che dà titoli tanto originali alle proprie canzoni, e gli bastano  proprio queste – intonate da tutti i presenti in sala – per emozionare.

Durante l’attesa, mentre aspettavo in fila circondata dal profumo di birra e da un’atmosfera tranquilla, mi chiedevo proprio come abbia fatto il cantante disadattato per eccellenza per noi poveri innamorati depressi o emarginati sociali a raggiungere un pubblico così vasto. Un pubblico non solo numeroso ma anche variegato che ha immortalato con i cellulari quasi ogni momento dello spettacolo, ha intonato ogni singola strofa di ogni singolo brano. Anche pezzi come Milano o Cane che una volta erano nell’archivio musicale di pochi, ne sono sicura, e adesso riecheggiano nelle bocche di circa 6000 persone.

Tanta genialità nei contenuti dello show, attenzione ai dettagli dell’intero contesto: luci e scenografie stupende, schermate dai disegni più disparati ad opera degli eccellenti grafici ma anche riprese video molto homemade, riproduzioni di schermate TV o computer, di account Instagram e pagine Internet, collage con personaggi animati originali (come Dodò, compagno della nostra infanzia), fette di limoni e di kiwi che “cadevano” durante le rispettive canzoni…

Per non parlare degli ospiti!

L’attesissima Elisa che, con la semplicità che la contraddistingue, ha eseguito candidamente e molto timidamente Se Piovesse Il Tuo Nome accompagnata proprio da Calcutta (autore del testo). E poi ancora Giovanni Truppi, un cantastorie che ha quasi commosso tutti (Edo compreso) con Amici nello Spazio: una canzone che parla della bellezza di Napoli, creando parallelismi con la poesia di Dante e facendo riferimento all’importanza dell’universo. Un testo bellissimo, molto vicino alla poetica di Calcutta.

Altra sorpresa fantastica è stata la trasmissione della clip di Fiorello e Paolo Fox che esortano Edoardo a cantare la sua canzone più famosa, quella per cui – secondo loro – la maggior parte dei presenti avrebbe deciso di partecipare al concerto. E il momento più alto si raggiunge proprio con Oroscopo, con tutti che ballano e intonano a squarciagola il ritornello. Abbiamo cantato senza fiato all’unisono anche Orgasmo o Cosa mi manchi a fare, ma pure Arbre Magique, Frosinone e Hubner. Ad un certo punto compare sullo schermo un cellulare che squilla: è Gaetano a chiamare.

Calcutta è stato professionale (ed è migliorato tantissimo dal punto di vista canoro) ma sempre dolcissimo e allo stesso tempo impenetrabile con quel suo outfit tipico (jeans e maglietta, felpa colorata e cappellino) e i capelli spalmati sulla fronte.

Settima data in nove giorni (“sette partite” le ha definite lui), ma la serata di sabato è stata magica come probabilmente la prima dall’inizio di questo tour. L’artista conclude ringraziando tantissimo il pubblico, dicendoci che siamo bellissimi, che non ha parole, che si sente “affaticato dalla bellezza”, per poi salutarci tutti con Pesto e i titoli di coda finali trasmessi sullo schermo. Anche noi ci sentiamo affaticati dalla bellezza di una serata così limpida ad opera di un ragazzo che ha lavorato tanto, molto prima che l’indie fosse conosciuto, e da quest’ultimo che finalmente sta varcando le strade dei cuori di tantissime persone, cavalcando su chitarre e tastiere elettriche.

Come i suoi dischi anche Calcutta è diventato “un prodotto mainstream largamente consumato”, ma di questo noi ne siamo più che entusiasti.

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